Lettera aperta a Guglielmo Minervini

Le ansie e le speranze del popolo progressista pugliese
SIAMO IL POPOLO DELLE PRIMARIE DEL 2005

Siamo il popolo della Puglia diversa che, in dieci anni, tra bagliori e contraddizioni, ha scelto di cambiare. Ricordiamo la Puglia di dieci anni fa e vediamo quella di oggi, quanto è cambiata, quanto chiede ancora di cambiare, quanto ancora vi è da fare.
Non saremo ipocriti: mille motivi ci dividono.
Ma non possiamo, al tempo stesso, permetterci di essere ingenui: un solo motivo ci unisce, ed è la Puglia, il suo bene, il futuro della sua gente. Un ottimo motivo per tentare una volta ancora l’improbabile e il non prevedibile.
La Puglia, per un decennio, è stata il formidabile laboratorio di un nuovo modo di intendere la politica, fatto di scommesse, emancipazione, speranze e, per due volte, è stata capace di superare i cartelli, gli accordi elettorali, i centri di potere.

Oggi quei centri di potere ci vorrebbero distanti e sfilacciati. E per molti versi, in verità, lo siamo già. Ma al tempo stesso sappiamo, e lo sanno anche loro, che al netto di errori, incomprensioni, insuperati schemi e mentalità che sanno di vecchio, in Puglia si è davvero voltato pagina, si è aperta una stagione nuova, in cui la nostra Regione, tra mille difficoltà, è stata sbalzata in Europa e nel futuro.
Da un lato può risultare difficile, per alcuni di noi, accettare primarie, senza regole condivise e con date già stabilite, dettate dal più forte, il Partito Democratico, che sta deliberatamente dissipando la grande eredità della sinistra storica. Al tempo stesso sarebbe assurdo buttare all’aria 10 anni di strada fatta insieme a livello territoriale, per lasciare andare quello stesso PD verso accordi con compagini più a destra, senza correttivi, controbilanciamenti e idee diverse.
Non può andarci bene, tuttavia, che per contemperare questo interesse, l’unica idea possa essere quella di lanciare un nome, pur rispettabile come quello di Dario Stefàno, nell’arena della battaglia elettorale. E’ troppo poco, sa di vecchia politica, sa di legittimazione rassegnata.
Probabilmente, ancora una volta, nello scacchiere politico nazionale, la Puglia è solo una casella da riempire. Nessuna fatica nel discutere, nessuna fatica nell’immaginare strade alternative.
Eppure lo scenario è molto diverso da quello di dieci anni fa quando una coalizione rassegnata alla sconfitta, immaginò Francesco Boccia come l’agnello sacrificale. Con un colpo di fantasia politica emerse lo strano prodotto Vendola. Sovversivo, diverso, estremista: in una parola, vincente.
In sostanza anche oggi la scelta si pone tra la rassegnazione e la speranza.
La rassegnazione di una Puglia ceduta al miglior offerente e quella di una Puglia che alza la testa e combatte. Magari perde, ma combatte.
La speranza di una Puglia che si erge a eccezionale laboratorio politico, che chiede al PD di immaginare altre strade oltre “la splendida autonomia” e ai partiti della sinistra radicale di tentare “un dialogo inverosimile” ma unica possibilità di sopravvivenza, di cambiamento, di vittoria che valga il traguardo e che apra a strade assolutamente inedite.
Non si può chiedere a tutti gli alleati, nella coalizione e sui territori, di subire regole concepite altrove e contenenti pesanti conseguenze operative. Per esempio, l’idea di società e di politica che porta con sé Michele Emiliano e il tipo di PD da lui rappresentato, non ci appartiene. E non potremmo mai sostenerla.
Guglielmo Minervini, lui sì, ci rappresenta. E’ la sintesi, l’idea di Puglia per la quale vorremmo combattere. Guglielmo racchiude insieme credibilità personale, umana e politica, comprovate capacità di leader e di amministratore, assoluta fedeltà a un progetto e a una prassi di governo, nel quale tutti possiamo riconoscerci.
Se guardiamo alla sua persona e alla sua storia con occhi scevri da pregiudizi, interessi e giochi di partito, Guglielmo ne emerge non solo come il migliore ma come l’unico vero candidato in grado d’incarnare l’evoluzione della novità pugliese. E anche Nichi Vendola, se si ponesse la mano sul petto, in cuor suo saprebbe che è così.
Il popolo pugliese, quello che nella scommessa del “rinnovamento” c’ha sempre messo il cuore la faccia e le mani, chiede a tutti gli attori in ballo di fare un passo indietro, per farne due avanti. Contro schemi politici che vorrebbero il fronte della primavera pugliese diviso e messo in scacco, siamo disposti a riunirci per un’idea di Puglia forte estroversa lanciata verso ampi orizzonti nazionali ed europei.
Grazie a Guglielmo potremmo essere finalmente insieme, davvero uniti pur nel rispetto e nella valorizzazione delle specificità di ciascuno.
La speranza è che Guglielmo spalanchi la porta a chiunque voglia sostenerlo, e da lui essere sostenuto, senza farsi rinchiudere in asfittiche logiche di partito. E che tutti i partiti del centrosinistra guardino alla Puglia come a un caso politico eccezionale da affrontare con uno spirito rivoluzionario, quello di una primavera che non vuole morire ma crescere ancora e maturare bene per diventare presto “la nuova grande estate pugliese”.

17 agosto 2014 alle ore 20.28

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