Quel Piano Paesaggistico è un atto di coraggio

La Repubblica – Bari
Martedì 15 ottobre 2913

Il dibattito che si è aperto in questi ultimi mesi intorno al Piano Paesaggistico e Territoriale Regionale (PPTR), allo stesso tempo interessante e aspro, sembra essere il segno che le politiche messe in campo in questi anni dall’assessorato regionale alla Qualità del Territorio hanno prodotto almeno attenzione e partecipazione. Non mancano critiche severe e – a dirla tutta – anche quest’ultima circostanza mi pare di segno sicuramente positivo: un Piano Territoriale non ha l’obiettivo di favorire l’interesse di qualche “corporazione”, ma semmai quello di definire precise linee d’indirizzo per le trasformazioni territoriali dei prossimi anni. Tale finalità obbliga il Piano a occuparsi del futuro. Da tempo il territorio ha smesso di essere considerato il bene comune più importante.

D’altronde, le politiche territoriali degli Enti Locali, fino ad oggi, non avevano saputo promuovere l’idea che il territorio non è solo il suolo su cui estendere l’attività dell’uomo. La Regione Puglia invece, ne propone coraggiosamente una lettura diversa, interpretandolo come un patrimonio integrato di ricchezze allo stesso tempo fisiche, sociali e culturali, stratificatosi nel tempo lungo della storia. E lo fa proponendo all’attenzione di tutti un Piano innovativo, che ha già coinvolto diversi attori e soprattutto la stessa comunità: allo scopo, ricordo le numerose Conferenze d’Area organizzate e i diversi progetti sperimentali attivati insieme con alcuni Comuni della regione. Tali progetti hanno contribuito a ciò che nella stessa Relazione viene chiamata “la costruzione sociale del piano”, propedeutica alla “produzione sociale di territorio”. Proprio queste ultime strategie, tra loro certamente interrelate, mi sembrano la più forte innovazione che il Piano propone.

Anzitutto, la stessa redazione del Piano è stata un evento culturale ampio e partecipato, un processo di apprendimento che ha coinvolto una molteplicità di soggetti i quali hanno alimentato e condiviso visioni, conoscenze e obiettivi, superando così la classica successione temporale “elaborazione/approvazione/attuazione”; e in secondo luogo, è evidente la convinzione che il territorio non sia un’entità statica e immutabile, la scena su cui si dipana l’abitare dell’ uomo, ma un intreccio fecondo tra la storia, la natura e la cultura degli abitanti insediati; intreccio che, prodotto da questi ultimi con gli atti propri di ogni insediamento, non può non integrare valori materiali e istanze immateriali, bisogno di qualità e azioni di tutela attiva, ricchezza identitaria e strategie di sviluppo locale. In questo senso, l’elaborazione del PPTR, se condiviso e messo a punto nei suoi facili aspetti di dettaglio tecnico, può diventare un’irripetibile opportunità culturale, densissima di valenza politica; e la sua attuazione, un’occasione per integrare tra loro le politiche settoriali incentrandole sui valori intrinseci dei paesaggi della Puglia per far partire un nuovo ciclo di sviluppo. Ecco perché il Piano è coraggioso: perché sottopone alla comunità pugliese una visione del futuro. Ed ecco perché le forze neo-corporative, dovunque collocate, lo osteggiano: perché sono più interessate al presente.

CARLO PATRIZIO
architetto – docente universitario

PPTR. Barbanente: Ma non siamo tutti d’accordo sulla tutela del territorio?

Pubblicata su La Repubblica-Bari di martedì 17 Settembre 2013

Nota della vicepresidente ed assessore alla Qualità del Territorio della Regione Puglia, Angela Barbanente, relativa al dibattito in atto sul nuovo Piano Paesaggistico Territoriale Regionale

“Nella discussione sul piano paesaggistico territoriale regionale (PPTR) adottato il 2 agosto, che ha coinvolto anche autorevoli giuristi, l’attenzione si è concentrata sulle misure di salvaguardia e, in particolare, sulla legittimità delle stesse per gli “ulteriori contesti paesaggistici”. Alcuni recenti articoli vanno oltre le questioni sottese all’operatività di tali misure, entrando nel merito dell’estensione delle aree interessate e il carattere fortemente vincolante delle norme.

“Non condivido queste letture. Innanzitutto, le norme di salvaguardia e utilizzazione sono assai differenziate per i diversi ulteriori contesti e quindi non mi pare che possano essere trattate in modo aggregato. E inoltre, soprattutto alcune di esse lasciano ampi margini di intervento, in alcuni casi esaltando l’autonomia comunale e in altri la capacità dei progettisti di integrarel’intervento nel paesaggio facendosi orientare dalle linee guidaincluse nel PPTR.

“Entriamo,dunque, un po’ più nel merito delle tanto bistrattate tutele: perle doline, le aree soggette a vincolo idrogeologico e la cittàconsolidata, il PPTR non include norme di salvaguardia eutilizzazione ma solo obiettivi di qualità, indirizzi e direttiveche sta alla pianificazione comunale approfondire per quanto attienesia al perimetro delle aree sia agli interventi assentibili e auspicabili. Dunque, in tali contesti allo stato attuale non vige alcuna prescrizione da rispettare negli interventi edilizi.

“Gli unici ulteriori contesti che limitano nuove costruzioni (la questione sulla quale più o meno velatamente si concentra l’attenzione dei più) sono quelli interessati da sorgenti, grotte, geositi, inghiottitoi, cordoni dunali, aree umide. Chiedo ai tanti che denunciano il disastroso stato della falda acquifera pugliese, se sia sensato dare il colpo di grazia all’equilibrio idrogeomorfologico dei bacini idrografici.

“Un piano paesaggistico, oggi che il paesaggio è interpretato anche in senso eco-sistemico, ha il dovere di prevenire danni ai quali siamo costretti a porre riparo ex post con costosissimi interventi pubblici (ossia con i soldi di tutti i cittadini, sempre più preziosi in tempi di spending review). Non ci hanno insegnato nulla i dissesti, le frane, le alluvioni sempre più frequenti nel recente passato? Cosa dovremmo fare, lasciare che gli strumenti urbanistici generali comunali consentano di costruire sui versanti, in prossimità delle lame e delle gravine, delle formazioni geologiche della Puglia carsica, o sulla vegetazione naturale e seminaturale e persino sulle dune?

“Quanto alle fasce di rispetto, le uniche per le quali non sono consentite nuove costruzioni, sono quelle limitrofe ai boschi e alle testimonianze culturali e archeologiche, fatta eccezione per gli annessi rustici e altre strutture funzionali alla conduzione del fondo. Nulla di nuovo, quindi, rispetto alle prescrizioni del PUTT vigente. Per gli altri ulteriori contesti, il piano richiede che le trasformazioni del territorio sin dalla fase progettuale evitino la distruzione di elementi antropici e naturali di elevata valenza paesaggistica, quali i muri a secco, i terrazzamenti, le specchie, le cisterne, i fontanili, i filari alberati ecc.

“Mi chiedo chi possa essere in disaccordo con l’opportunità di tutelare e valorizzare questo patrimonio. Si vuole continuare a piangere sul latte versato, quando ci si accorge che un intervento autorizzato cancella un “luogo del cuore” o stravolge un territorio interessato da un investimento turistico che attrae proprio per i valori paesaggistici che lo circondano?

“E infine, mi chiedo come sia possibile questa esclusiva, direi quasi ossessiva, attenzione agli aspetti vincolistici in un piano che comprende ben cinque progetti territoriali, molti dei quali già oggetto di finanziamenti regionali, e sette linee guida che orientano e suggeriscono esempi per la riqualificazione delle periferie e delle aree agricole periurbane, il restauro e il riuso dei manufatti in pietra a secco, il recupero e l’efficientamento energetico dell’edilizia rurale, la qualificazione paesaggistica delle infrastrutture viarie, la progettazione di impianti di energie rinnovabili. E vi sono linee guida persino per la progettazione di aree produttive paesisticamente e ecologicamente attrezzate, ossia aree produttive ben inserite nel paesaggio e che facciano risparmiare risorse, soprattutto acqua ed energia, alle stesse imprese.

“Mi auguro che anche su questi aspetti del piano si sviluppi una discussione di merito, utile all’innovazione dei settori produttivi e alla creazione di nuove economie e buona occupazione in questa nostra meravigliosa regione.”