Primo incontro tavolo tecnico-politico sul piano comunale delle coste

Lunedì 18 novembre 2013. Sala riunioni Ripartizione Urbanistica del Comune di Monopoli.

All’assessore Stefano Lacatena risultavano iscritti 13 “stakeholder” (gruppi di interesse sociali e politici) quando, all’inizio dell’incontro si ritrova con la stanza traboccante una cinquantina di persone ansiose di portare il proprio contributo e ricevere lumi e spiegazioni.

Accade così quando si attiva un processo di partecipazione attiva e va dato merito all’assessore all’urbanistica e al delegato alle coste Domenico Alba di averne finalmente promosso uno nella nostra Città.
Ha un bel dire l’ex assessore Piero Barletta, anche lui ieri presente e propositivo, che la VAS (valutazione ambientale strategica) oggi impone questi procedimenti partecipativi. In realtà altre leggi lo prevedevano già da anni, soprattutto nella nostra Regione, ma a livello locale non è mai stato attivato dal Sindaco Romani nonostante fosse stato più volte sollecitato in tal senso da associazioni comitati e cittadini sensibili, in sede pubblica e non.

Varie richieste e osservazioni hanno arricchito l’incontro.
Le più significative sono venute dai gruppi ambientalisti e dai rappresentanti dei balneari. In particolare l’intervento del consigliere nazionale del S.I.B. (Sindacato Italiano Balneari), Cesare Bellantuono, focalizza l’attenzione su due aspetti fondamentali: da una parte la necessità di una ricognizione giuridico-fisica della fascia di costa demaniale più esaustiva e puntuale di quanto abbia già fatto il gruppo di progettisti nella bozza di piano presentata, dall’altra l’ineludibile contestualizzazione delle previsioni lungo la fascia demaniale con una visione unitaria dello sviluppo turistico che si vuole dare all’intero territorio. Infine l’invito dello stesso Bellantuono a far valere gli stessi obblighi e impegni previsti per i privati al pubblico, dato che il Comune risulta di fatto il “maggior concessionario” di aree demaniali.

Il movimento manisporche, presente all’incontro con un suo tecnico, l’architetto Rossana Ferrara, oltre al suo rappresentante istituzionale, riprende il tema della visione unitaria dello sviluppo territoriale. Inoltre ribadisce quanto già sostenuto nell’incontro del 31 ottobre scorso nella Sala delle Terre Parlanti a proposito della necessità di una pianificazione della fascia costiera per almeno i primi 300 metri di profondità, come atto propedeutico alla redazione del piano delle coste, peraltro utile al necessario adeguamento del PUE (piano urbanistico generale) di Monopoli al PPTR (piano paesaggistico territoriale regionale).

A titolo di osservazioni preliminari di dettaglio, manisporche denuncia i punti del piano, dove si prevede su un tratto di costa la possibilità di un attracco per possibili oleodotti, dove si consente di realizzare costruzioni in area demaniale e dove si lascia la possibilità di tenere chiusi gli accessi al mare degli stabilimenti e delle strutture balneari nei mesi di chiusura invernale, ritenendoli inaccettabili.

 

Certamente i tempi burocratici sono strettissimi e un approccio così olistico può apparire utopico ma manisporche è pronta a partecipare a “tavoli di lavoro non stop” che prevedano anche “nottate” pur di recuperare bene il tempo perduto.

 

Ai nostri Amministratori le scelte…

Quel Piano Paesaggistico è un atto di coraggio

La Repubblica – Bari
Martedì 15 ottobre 2913

Il dibattito che si è aperto in questi ultimi mesi intorno al Piano Paesaggistico e Territoriale Regionale (PPTR), allo stesso tempo interessante e aspro, sembra essere il segno che le politiche messe in campo in questi anni dall’assessorato regionale alla Qualità del Territorio hanno prodotto almeno attenzione e partecipazione. Non mancano critiche severe e – a dirla tutta – anche quest’ultima circostanza mi pare di segno sicuramente positivo: un Piano Territoriale non ha l’obiettivo di favorire l’interesse di qualche “corporazione”, ma semmai quello di definire precise linee d’indirizzo per le trasformazioni territoriali dei prossimi anni. Tale finalità obbliga il Piano a occuparsi del futuro. Da tempo il territorio ha smesso di essere considerato il bene comune più importante.

D’altronde, le politiche territoriali degli Enti Locali, fino ad oggi, non avevano saputo promuovere l’idea che il territorio non è solo il suolo su cui estendere l’attività dell’uomo. La Regione Puglia invece, ne propone coraggiosamente una lettura diversa, interpretandolo come un patrimonio integrato di ricchezze allo stesso tempo fisiche, sociali e culturali, stratificatosi nel tempo lungo della storia. E lo fa proponendo all’attenzione di tutti un Piano innovativo, che ha già coinvolto diversi attori e soprattutto la stessa comunità: allo scopo, ricordo le numerose Conferenze d’Area organizzate e i diversi progetti sperimentali attivati insieme con alcuni Comuni della regione. Tali progetti hanno contribuito a ciò che nella stessa Relazione viene chiamata “la costruzione sociale del piano”, propedeutica alla “produzione sociale di territorio”. Proprio queste ultime strategie, tra loro certamente interrelate, mi sembrano la più forte innovazione che il Piano propone.

Anzitutto, la stessa redazione del Piano è stata un evento culturale ampio e partecipato, un processo di apprendimento che ha coinvolto una molteplicità di soggetti i quali hanno alimentato e condiviso visioni, conoscenze e obiettivi, superando così la classica successione temporale “elaborazione/approvazione/attuazione”; e in secondo luogo, è evidente la convinzione che il territorio non sia un’entità statica e immutabile, la scena su cui si dipana l’abitare dell’ uomo, ma un intreccio fecondo tra la storia, la natura e la cultura degli abitanti insediati; intreccio che, prodotto da questi ultimi con gli atti propri di ogni insediamento, non può non integrare valori materiali e istanze immateriali, bisogno di qualità e azioni di tutela attiva, ricchezza identitaria e strategie di sviluppo locale. In questo senso, l’elaborazione del PPTR, se condiviso e messo a punto nei suoi facili aspetti di dettaglio tecnico, può diventare un’irripetibile opportunità culturale, densissima di valenza politica; e la sua attuazione, un’occasione per integrare tra loro le politiche settoriali incentrandole sui valori intrinseci dei paesaggi della Puglia per far partire un nuovo ciclo di sviluppo. Ecco perché il Piano è coraggioso: perché sottopone alla comunità pugliese una visione del futuro. Ed ecco perché le forze neo-corporative, dovunque collocate, lo osteggiano: perché sono più interessate al presente.

CARLO PATRIZIO
architetto – docente universitario

PPTR. Barbanente: Ma non siamo tutti d’accordo sulla tutela del territorio?

Pubblicata su La Repubblica-Bari di martedì 17 Settembre 2013

Nota della vicepresidente ed assessore alla Qualità del Territorio della Regione Puglia, Angela Barbanente, relativa al dibattito in atto sul nuovo Piano Paesaggistico Territoriale Regionale

“Nella discussione sul piano paesaggistico territoriale regionale (PPTR) adottato il 2 agosto, che ha coinvolto anche autorevoli giuristi, l’attenzione si è concentrata sulle misure di salvaguardia e, in particolare, sulla legittimità delle stesse per gli “ulteriori contesti paesaggistici”. Alcuni recenti articoli vanno oltre le questioni sottese all’operatività di tali misure, entrando nel merito dell’estensione delle aree interessate e il carattere fortemente vincolante delle norme.

“Non condivido queste letture. Innanzitutto, le norme di salvaguardia e utilizzazione sono assai differenziate per i diversi ulteriori contesti e quindi non mi pare che possano essere trattate in modo aggregato. E inoltre, soprattutto alcune di esse lasciano ampi margini di intervento, in alcuni casi esaltando l’autonomia comunale e in altri la capacità dei progettisti di integrarel’intervento nel paesaggio facendosi orientare dalle linee guidaincluse nel PPTR.

“Entriamo,dunque, un po’ più nel merito delle tanto bistrattate tutele: perle doline, le aree soggette a vincolo idrogeologico e la cittàconsolidata, il PPTR non include norme di salvaguardia eutilizzazione ma solo obiettivi di qualità, indirizzi e direttiveche sta alla pianificazione comunale approfondire per quanto attienesia al perimetro delle aree sia agli interventi assentibili e auspicabili. Dunque, in tali contesti allo stato attuale non vige alcuna prescrizione da rispettare negli interventi edilizi.

“Gli unici ulteriori contesti che limitano nuove costruzioni (la questione sulla quale più o meno velatamente si concentra l’attenzione dei più) sono quelli interessati da sorgenti, grotte, geositi, inghiottitoi, cordoni dunali, aree umide. Chiedo ai tanti che denunciano il disastroso stato della falda acquifera pugliese, se sia sensato dare il colpo di grazia all’equilibrio idrogeomorfologico dei bacini idrografici.

“Un piano paesaggistico, oggi che il paesaggio è interpretato anche in senso eco-sistemico, ha il dovere di prevenire danni ai quali siamo costretti a porre riparo ex post con costosissimi interventi pubblici (ossia con i soldi di tutti i cittadini, sempre più preziosi in tempi di spending review). Non ci hanno insegnato nulla i dissesti, le frane, le alluvioni sempre più frequenti nel recente passato? Cosa dovremmo fare, lasciare che gli strumenti urbanistici generali comunali consentano di costruire sui versanti, in prossimità delle lame e delle gravine, delle formazioni geologiche della Puglia carsica, o sulla vegetazione naturale e seminaturale e persino sulle dune?

“Quanto alle fasce di rispetto, le uniche per le quali non sono consentite nuove costruzioni, sono quelle limitrofe ai boschi e alle testimonianze culturali e archeologiche, fatta eccezione per gli annessi rustici e altre strutture funzionali alla conduzione del fondo. Nulla di nuovo, quindi, rispetto alle prescrizioni del PUTT vigente. Per gli altri ulteriori contesti, il piano richiede che le trasformazioni del territorio sin dalla fase progettuale evitino la distruzione di elementi antropici e naturali di elevata valenza paesaggistica, quali i muri a secco, i terrazzamenti, le specchie, le cisterne, i fontanili, i filari alberati ecc.

“Mi chiedo chi possa essere in disaccordo con l’opportunità di tutelare e valorizzare questo patrimonio. Si vuole continuare a piangere sul latte versato, quando ci si accorge che un intervento autorizzato cancella un “luogo del cuore” o stravolge un territorio interessato da un investimento turistico che attrae proprio per i valori paesaggistici che lo circondano?

“E infine, mi chiedo come sia possibile questa esclusiva, direi quasi ossessiva, attenzione agli aspetti vincolistici in un piano che comprende ben cinque progetti territoriali, molti dei quali già oggetto di finanziamenti regionali, e sette linee guida che orientano e suggeriscono esempi per la riqualificazione delle periferie e delle aree agricole periurbane, il restauro e il riuso dei manufatti in pietra a secco, il recupero e l’efficientamento energetico dell’edilizia rurale, la qualificazione paesaggistica delle infrastrutture viarie, la progettazione di impianti di energie rinnovabili. E vi sono linee guida persino per la progettazione di aree produttive paesisticamente e ecologicamente attrezzate, ossia aree produttive ben inserite nel paesaggio e che facciano risparmiare risorse, soprattutto acqua ed energia, alle stesse imprese.

“Mi auguro che anche su questi aspetti del piano si sviluppi una discussione di merito, utile all’innovazione dei settori produttivi e alla creazione di nuove economie e buona occupazione in questa nostra meravigliosa regione.”

1° Camp Terra d’Egnazia “Territorio e Cittadinanza”

Il 21 e 22 settembre prossimi si terrà il 1° Camp Terra d’Egnazia “Territorio e Cittadinanza”, promossa dall’Associazione Terra d’Egnazia.
Il Programma:

Perché è importante partecipare al I° Camp?

Il tema trattato è quello sul dovere alla partecipazione attiva alle dinamiche di trasformazione della nostra città e del nostro territorio. Troppo spesso accade di trovarci davanti una realtà che solo in pochi hanno deciso per noi. Dobbiamo interessarci di più della città e del territorio. Non possiamo fare decidere a chi non conosce il significato di parole quali: bene comune e bellezza.
Le associazioni ed i movimenti hanno il compito di sensibilizzare anche in questa direzione. “Bisognerebbe ricordare alla gente che cosa è la bellezza, aiutarla a riconoscerla, a difenderla…” (dal film: I cento passi).
Il paesaggio deve diventare un tema politico di interesse generale, poiché contribuisce in modo molto rilevante al benessere dei cittadini europei che non possono più accettare di ‘subire i loro paesaggi’, quale risultato di evoluzioni tecniche ed economiche decise senza di loro. Il paesaggio è una questione che interessa tutti i cittadini e deve venir trattato in modo democratico, soprattutto a livello locale e regionale.” (Convenzione Europea del paesaggio-Relazione esplicativa, punto 23).